L'idrolipodistrofia, comunemente chiamata "cellulite", è caratterizzata da un accumulo di grasso nell'ipoderma, associato a ritenzione idrica e fibrosi periadipocitaria (ispessimento e indurimento della rete di collagene intorno alle cellule adipose). Questa combinazione conferisce alla pelle il suo aspetto irregolare, spesso paragonato alla buccia di un'arancia, da cui il termine "buccia d'arancia".
Già nel 1929, il medico francese P. Lageze ha studiato i tessuti cellulari e ha notato che la cellulite si sviluppa in diverse fasi: prima i tessuti delle cosce, dei glutei, delle ginocchia, dell'addome e delle ascelle trattengono il siero fuori dai capillari, poi compaiono delle formazioni fibrose, creando l'effetto a buccia d'arancia visibile sulla superficie della pelle. Più tardi, nel 1966, i dermatologi spagnoli Bassas e Grau evidenziano una ritenzione idrica nei tessuti cellulitici e nel 1977 Braun Falco e Scherwitz descrivono la dilatazione dei vasi linfatici e l'ingrossamento degli adipociti (cellule adipose).
Quindi, la pelle a buccia d'arancia è il risultato sia dell'accumulo di grasso sotto la pelle sia della rigidità delle fibre di collagene che non riescono più a mantenere l'integrità cutanea, dando quel caratteristico rilievo irregolare.
Come si forma la cellulite?
La cellulite si forma nell'ipoderma, lo strato profondo sotto la pelle, dove si accumula il grasso. Le cellule adipose, chiamate adipociti, hanno la capacità naturale di espandersi per immagazzinare energia. Quando diventano troppo grandi, spingono verso la superficie della pelle. Di fronte, il tessuto connettivo, una rete di fibre di collagene, fa da struttura di sostegno, separa i grassi e collega la pelle ai tessuti profondi. Quando gli adipociti si gonfiano, spingono la pelle verso l'alto, mentre queste fibre la tengono verso il basso. Questo gioco di "spinta" e "trazione" crea quindi piccole depressioni visibili in superficie. La cellulite è quindi un fenomeno meccanico sotto la pelle, uno squilibrio tra il volume delle cellule adipose e l'elasticità della rete fibrosa che le circonda. È questo che dà alla pelle il suo aspetto "a buccia d'arancia".






























