Contrariamente a quanto si crede, la cellulite non è solo il risultato di un eccesso di grasso. Anzi, chiunque, indipendentemente dalla corporatura, può avere la cellulite. Si tratta di un fenomeno multifattoriale, caratterizzato da una forte variabilità individuale legata al patrimonio genetico. I concetti isolati di “cellulite adiposa”, “cellulite fibrosa” e “cellulite acquosa” sono ormai ampiamente superati. In realtà coesistono in un continuum, in proporzioni variabili, secondo quattro meccanismi chiave già evidenziati nel 2000 da Rossi e Vergnanini (2).
L’architettura del tessuto adiposo: la ricerca dimostra che il tessuto adiposo delle donne presenta un’architettura ben specifica che spiega la comparsa della cellulite (1). Si osserva una sporgenza dei lobuli adiposi, cioè il grasso “spinge” verso il derma in modo quasi perpendicolare, il che deforma la superficie della pelle e crea il famoso effetto buccia d’arancia. Negli uomini, questa sporgenza è obliqua, quindi meno marcata.
L’alterazione del tessuto connettivo : i lobuli adiposi sono racchiusi da setti di collagene e fibre elastiche chiamati “setti fibrosi”. Questi mantengono la pelle attaccata al muscolo, così quando il grasso spinge verso l’alto, i setti tirano la pelle verso il basso. L’effetto a buccia d’arancia che ne deriva sulla superficie della pelle è dovuto al loro orientamento, ma anche alla loro rigidità, che accentua ulteriormente l’aspetto a buccia d’arancia (da qui il termine “cellulite fibrosa”) (3).
La microcircolazione sanguigna e linfatica : la diminuzione del flusso sanguigno e un cattivo drenaggio linfatico causano un accumulo di liquidi che si traduce in un edema. È quello che un tempo veniva chiamato, in modo un po’ soggettivo, “cellulite acquosa”. In realtà, questo eccesso di acqua interstiziale non fa altro che accentuare ancora di più l’effetto a buccia d’arancia tipico della cellulite, rendendola più visibile (4).
L’influenza degli estrogeni : i nostri ormoni femminili giocano un ruolo determinante nella comparsa della cellulite. Gli estrogeni agiscono infatti come un catalizzatore sui tre parametri che costituiscono la cellulite: il grasso, la fibrosi e l’edema. Favoriscono l’accumulo di grasso nella parte inferiore del corpo (le famose “selle”), modificano la microcircolazione e alterano anche le caratteristiche del tessuto connettivo (2). Ecco perché i periodi di picco estrogenico, come la pubertà, la menopausa e la gravidanza, sono associati alla comparsa o all’aggravarsi della cellulite.
























