Una carenza di ferro comporta diversi rischi se non viene trattata. In caso di semplice diminuzione delle riserve di ferro, il corretto funzionamento dell'organismo non è ancora compromesso. La carenza di ferro può essere facilmente evidenziata con un esame del sangue.
Quando l'insufficienza di ferro aumenta, senza tuttavia arrivare allo stadio di anemia, compaiono i segni clinici della carenza di ferro:
pallore del viso;
accelerazione del polso;
dispnea (respiro affannoso anomalo anche con sforzi minimi);
stanchezza persistente;
capelli fragili e unghie fragili;
possono anche manifestarsi sintomi di distiroidismo (il più delle volte si tratta di ipotiroidismo).
In uno stadio avanzato di carenza di ferro, si parla di anemia da carenza di ferro, che corrisponde a un livello troppo basso di emoglobina nel sangue e comporta sintomi più intensi. Questa condizione influisce sul funzionamento muscolare, cerebrale e cardiaco:
forte pallore del viso;
dispnea e debolezza intense (fisica, sportiva, intellettuale, professionale);
stanchezza cronica;
calo della pressione arteriosa;
freddoloso;
perdita di peso;
inappetenza;
disfunzione del sistema immunitario con esaurimento delle difese e maggiore vulnerabilità alle infezioni microbiche e virali;
difficoltà di concentrazione;
disturbi dell'umore e squilibrio emotivo.
Infine, allo stadio avanzato, possono insorgere amenorrea (assenza di mestruazioni), dolori toracici e insufficienza cardiaca.
Le donne in gravidanza sono particolarmente vulnerabili, poiché una carenza di ferro aumenta il rischio di complicazioni, come un basso peso alla nascita o un parto prematuro. Anche il neonato può facilmente soffrire di carenza di ferro se il latte materno è troppo povero di ferro o se il latte artificiale non è integrato con ferro. I bambini possono soffrire di disturbi del sonno, squilibri nervosi, ritardi nello sviluppo cognitivo e nella crescita.