Prima di scegliere un trattamento, è fondamentale capire perché la pelle reagisce in questo modo. La comparsa di punti neri o comedoni aperti può indicare uno squilibrio più profondo, legato alla produzione di sebo, agli ormoni, al tipo di routine, allo stile di vita o all’ambiente.
Un eccesso di sebo: anche se le ghiandole sebacee producono sebo per lubrificare e proteggere la pelle, a volte ne producono troppo e il sebo si accumula nei pori. Mescolandosi alle cellule morte (o residui di cheratina), si formano dei tappi nei canali pilo-sebacei dilatati, ovvero i comedoni aperti (1). Questi comedoni aperti presentano un orifizio nero al centro: i punti neri. Da non confondere con i brufoli, i pori dilatati, che sono minuscole aperture sulla superficie della pelle, né con i filamenti sebacei che formano delle irregolarità di colore giallastro o traslucido sulla zona T (fronte, naso, mento). Una pelle mista o grassa produce naturalmente più sebo sul viso ed è quindi più soggetta alla formazione di punti neri. Inoltre, la predisposizione genetica può spiegare perché alcune persone abbiano ghiandole sebacee più reattive e siano più soggette ai comedoni.
Un accumulo di cellule morte: durante il ricambio cutaneo, le cellule morte che non si staccano correttamente e si accumulano sulla pelle tendono a mescolarsi al sebo e a ostruire i pori, creando un ambiente favorevole alla proliferazione di batteri che causano infiammazioni. Questo accumulo, chiamato ipercheratinizzazione, è un fenomeno che può verificarsi anche in caso di normale produzione di sebo (2).
Una proliferazione di batteri: se batteri come Propionibacterium acnes (o Cutibacterium acnes) si sviluppano nei pori ostruiti, possono proliferare, favorire l’ostruzione dei pori coinvolta nella formazione dei punti neri e, alla fine, scatenare un’infiammazione che può trasformare il punto nero in un brufolo rosso o in una pustola (2).
Ossidazione superficiale: l’accumulo di sebo e cellule morte, intrappolati all’interno del poro aperto, viene esposto all’aria, provocando l’ossidazione delle sostanze e quindi la caratteristica colorazione nera.
Uno squilibrio ormonale: la pubertà, la gravidanza, il ciclo mestruale, l’interruzione o il cambio di contraccettivo, o ancora la sindrome dell’ovaio policistico (SOPK) possono aumentare la produzione di sebo, responsabile della formazione dei punti neri.
Un ambiente inquinato: le particelle fini di polvere e inquinamento presenti nell’aria possono depositarsi nei pori e mescolarsi al sebo, creando così dei tappi.
Uno stile di vita squilibrato: lo stress, il fumo, la mancanza di attività fisica e di sonno possono influire sugli ormoni e sui meccanismi di riparazione della pelle. Allo stesso modo, un’alimentazione ricca di zuccheri a rapido assorbimento e grassi saturi può comportare un aumento del sebo e un’infiammazione cutanea (3).
Una routine di cura inadeguata: una detersione eccessiva con principi attivi irritanti può squilibrare la barriera protettiva, spingendo la pelle a difendersi aumentando la produzione di sebo. Al contrario, una pulizia insufficiente non basta a rimuovere le impurità accumulate nei pori, favorendo così la comparsa dei punti neri. Inoltre, il trucco occlusivo e i prodotti comedogenici possono impedire alla pelle di respirare bene e causare l’ostruzione dei pori.






















