La forfora e le irritazioni sono due fenomeni spesso collegati e, nella maggior parte dei casi, inseparabili quando il cuoio capelluto è problematico. Tutto parte, di solito, da uno squilibrio del microbioma del cuoio capelluto, spesso a favore del lievito Malassezia. Quest’ultimo, nutrendosi dei lipidi presenti sul cuoio capelluto, rilascia sostanze che possono provocare fastidi. Anche se la maggior parte delle informazioni rivolte al grande pubblico si concentra sulla Malassezia, è importante sottolineare che è soprattutto la dinamica complessiva tra i microrganismi che colonizzano il cuoio capelluto a influenzare la comparsa della forfora (1).
Lo squilibrio di questo ecosistema superficiale, invece, può essere favorito da fattori interni o esterni, come:
Una routine inadeguata: l’uso di determinati ingredienti o cosmetici, in particolare quelli a base di tensioattivi come gli shampoo, può indebolire la barriera cutanea e creare un terreno favorevole alla comparsa della forfora.
Un eccesso di sebo: le ghiandole sebacee producono più sebo a causa dei cambiamenti ormonali, per esempio durante la pubertà. Può anche trattarsi di un effetto rebound dopo l’uso di sostanze irritanti o l’esposizione a fattori esterni aggressivi, come sole, vento o freddo.
La genetica: alcuni fattori individuali, come la composizione lipidica del sebo, possono creare un terreno favorevole alla comparsa della forfora. Anche il patrimonio genetico gioca quindi un ruolo importante. Inoltre, l’età è un fattore chiave, soprattutto perché l’invecchiamento naturale della pelle tende a indebolire la barriera cutanea (1).




















