I dati disponibili mostrano che non esiste un unico regime alimentare adatto a tutte le situazioni. Durante un episodio acuto, alcune équipe propongono per alcuni giorni un’alimentazione liquida trasparente o povera di fibre, seguita da una reintroduzione graduale degli alimenti. La Haute Autorité de Santé, invece, precisa che in caso di diverticolite non perforata è raccomandata un’alimentazione non restrittiva, purché ben tollerata. In pratica, il criterio di riferimento non è quindi un divieto valido per tutti, ma l’adattamento dell’alimentazione alla fase della malattia e alla reale tolleranza digestiva.
Prima della fase infiammatoria o al di fuori di un episodio acuto
Al di fuori di un episodio acuto, l’approccio è generalmente opposto rispetto a quello adottato durante una crisi. L’obiettivo è orientarsi verso un’alimentazione varia e progressivamente più ricca di fibre, senza esclusioni sistematiche.
Privilegiare gli alimenti ricchi di fibre: frutta, verdura, legumi e cereali integrali contribuiscono ad aumentare l’apporto di fibre, favorendo un transito intestinale più regolare e feci più morbide.
Assicurare un’idratazione sufficiente: l’acqua accompagna l’aumento dell’apporto di fibre e aiuta a mantenere una buona tolleranza digestiva.
Limitare gli eccessi di carne rossa: diversi dati suggeriscono che un consumo elevato di carne rossa potrebbe essere associato a un maggiore rischio di diverticolite.
Non escludere sistematicamente determinati alimenti: non è necessario eliminare in modo generalizzato specifiche categorie di alimenti.
Aumentare gradualmente le fibre: un incremento troppo rapido può accentuare gonfiore, gas intestinali o fastidio addominale.
Non eliminare a priori semi, frutta secca o popcorn: nelle persone che hanno già avuto un episodio di diverticolite, la loro esclusione non è raccomandata.
Durante la fase infiammatoria
Durante la fase infiammatoria, l’alimentazione deve essere gestita con maggiore flessibilità e prudenza. Non esiste un unico schema valido per tutti, poiché le raccomandazioni variano in base alle fonti, all’intensità dei sintomi e alla tolleranza digestiva.
Non applicare la stessa restrizione in tutti i casi: la Haute Autorité de Santé indica che, in caso di diverticolite non perforata, può essere presa in considerazione un’alimentazione non restrittiva, purché sia ben tollerata.
Adattare l’alimentazione all’intensità dei sintomi: quando il dolore, la nausea o il disagio digestivo sono marcati, alcune fonti suggeriscono di iniziare temporaneamente con liquidi trasparenti o con un’alimentazione povera di fibre.
Ridurre temporaneamente gli alimenti molto ricchi di fibre se sono poco tollerati: all’inizio di un episodio acuto, le verdure crude, i legumi, i cereali integrali e la frutta e la verdura con buccia spessa possono talvolta risultare più difficili da tollerare.
Privilegiare un approccio graduale: quando viene adottata un’alimentazione più leggera, questa dovrebbe essere mantenuta per un breve periodo e poi ampliata progressivamente, man mano che i sintomi diminuiscono.
Evitare restrizioni prolungate: seguire troppo a lungo un’alimentazione molto limitata può ridurre inutilmente l’apporto di nutrienti.
Tenere conto della reale tolleranza digestiva: se un’alimentazione più varia è ben tollerata, non è necessario imporre fin dall’inizio esclusioni sistematiche.
Valutare caso per caso: durante un episodio acuto, la domanda non è soltanto quali alimenti evitare, ma soprattutto quali siano effettivamente tollerati in quel preciso momento da quella specifica persona.
Alcol e diverticolite
Le fonti non sono del tutto concordi sul ruolo preciso dell’alcol nella fisiopatologia della diverticolite. I dati disponibili sul legame diretto tra alcol e diverticolite restano incompleti e non pienamente convergenti.
In pratica, durante un episodio acuto, l’alcol non apporta alcun beneficio dal punto di vista digestivo e può essere mal tollerato. Può inoltre ostacolare una corretta idratazione, aumentare il disagio digestivo o interferire con alcuni trattamenti. Un approccio prudente consiste quindi nell’evitarlo durante la fase infiammatoria e nel consumarlo con moderazione in seguito.