L’alopecia cicatriziale corrisponde a una distruzione irreversibile del follicolo pilifero, che viene sostituito da tessuto fibroso (1). A differenza di altre forme di caduta dei capelli, la ricrescita diventa impossibile nelle zone colpite, una volta che la cicatrice si è formata.
Se ne distinguono diverse forme. Le forme primarie, in cui l’infiammazione è direttamente responsabile della distruzione dei follicoli piliferi, e la forma secondaria, in cui il follicolo viene distrutto da un fattore esterno (trauma, infezione o tumore) (4).
La Società americana per la ricerca sui capelli (1) classifica le alopecie cicatriziali in 4 gruppi a seconda dell’origine dell’infiammazione:
Forma linfocitaria: è la categoria più diffusa. Comprende in particolare il lichen plano pilare, l’alopecia frontale fibrosante e il lupus eritematoso discoide.
Forma neutrofila: si tratta di un’infiammazione di origine batterica, come la follicolite decalvante.
Forma mista: è una classificazione in cui si riscontrano due tipi di cellule presenti, ad esempio, nell’acne cheloide della nuca.
Forma non specifica: forme in cui la presenza dell’infiammazione non permette di attribuirle a nessuna delle classi precedenti.
È una classificazione riservata ai professionisti sanitari per formulare una diagnosi. L’identificazione del meccanismo avviene tramite una biopsia del cuoio capelluto, che permette di identificare con certezza il tipo di alopecia cicatriziale (1).















