La chikungunya fa parte delle malattie trasmesse dalle zanzare nelle zone tropicali. Più precisamente, si tratta di un arbovirus trasmesso dalle zanzare del genere Aedes: Aedes albopictus, meglio conosciuta come «zanzara tigre», e Aedes aegypti. Queste due specie di zanzare sono responsabili anche della trasmissione dei virus della dengue, della febbre gialla e dello Zika. Una volta entrato nell'organismo, il virus della chikungunya attacca i muscoli e le articolazioni, provocando così dolori intensi. Il suo nome deriva dalla lingua Makonde dell’Africa meridionale e significa «chi cammina curvo», in riferimento ai dolori articolari invalidanti. Nonostante l'intensità dei sintomi, l'infezione rimane per lo più benigna e scompare nel giro di pochi giorni.
Come si trasmette il virus? È contagioso?
La chikungunya è una malattia virale tropicale (un arbovirus) trasmessa all'uomo esclusivamente attraverso la puntura di zanzare infette del genere Aedes, note comunemente come zanzara tigre (Aedes albopictus) e Aedes aegypti. Quando una zanzara punge una persona infetta, ingerisce il virus che poi si sviluppa nel suo organismo per circa dieci giorni (fase estrinseca). La zanzara diventa quindi portatrice del virus per il resto della sua vita e può infettare ogni nuova persona che punge (fase viremica). Il periodo di incubazione nell'uomo va dai 2 ai 7 giorni. E il virus può essere trasmesso a nuove zanzare due giorni prima della comparsa dei sintomi e fino a sette giorni dopo. Una volta guarito, l'organismo sviluppa un'immunità duratura contro il virus. Le zanzare vettrici del virus sono le femmine del genere Aedes, riconoscibili per le loro strisce bianche e nere. Sono presenti soprattutto in prossimità di acque stagnanti, poiché si tratta di ambienti favorevoli al loro sviluppo.
Questo virus circola in Italia?
La diffusione globale della chikungunya è l'esempio perfetto di come la globalizzazione, i viaggi internazionali e i cambiamenti climatici possano trasformare una malattia confinata ai tropici in una minaccia sanitaria globale. L'evoluzione della sua diffusione sul territorio mondiale e nazionale segue tappe precise. Il virus della chikungunya viene isolato e identificato per la prima volta nel 1952 in Tanzania, durante un focolaio epidemico. Tra il 1967 e gli anni '70 si registrano le prime grandi epidemie fuori dall'Africa, prima in Thailandia e successivamente in India. Dagli anni 2000 il virus accelera e diventa endemico in diverse aree del mondo, provocando epidemie cicliche e regolari nelle isole dell'Oceano Indiano (come La Réunion, Mauritius, Seychelles e Mayotte), nel Sud-Est asiatico, nei Caraibi e in gran parte dell'America Latina. L'Italia entra in questa cronologia nel 2007, affrontando la prima storica epidemia autoctona d'Europa in Emilia-Romagna, principalmente nella provincia di Ravenna, con oltre 200 casi accertati partiti da un singolo cittadino di ritorno da un viaggio. Nel 2017 si verifica un secondo importante focolaio autoctono sul territorio nazionale, questa volta concentrato nel Lazio, tra Anzio e Roma, e in Calabria, nel comune di Guardavalle, superando i 400 casi totali.
Le modalità di contagio del virus sono due:
Caso importato: si verifica quando una persona viaggia in una zona endemica all'estero, viene punta da una zanzara infetta e torna in Italia portando con sé il virus nel sangue.
Caso autoctono: si verifica quando una zanzara sana presente in Italia punge una persona infetta di ritorno da un viaggio e diventa a sua volta portatrice del virus, potendo così trasmetterlo ad altre persone sul territorio locale. Questo tipo di trasmissione è possibile solo durante il periodo di massima attività della zanzara tigre in Italia, che va generalmente da maggio a novembre.
I casi autoctoni in Italia sono diventati una realtà concreta da quando la zanzara tigre, principale vettore della malattia, si è insediata stabilmente nel Paese. Infatti, questa specie si è diffusa notevolmente negli ultimi anni a causa dell'intensificarsi dei viaggi internazionali, dei cambiamenti climatici con inverni sempre più miti e delle sue eccezionali capacità di adattamento all'ambiente urbano. Proprio per queste caratteristiche, la zanzara tigre è oggi classificata tra le 10 specie più invasive al mondo.












