Ritorno sul disamore per i cosmetici cosiddetti convenzionali
Il successo dei cosmetici naturali deriva in parte dalla crescente sfiducia nei confronti dei cosmetici cosiddetti convenzionali, associati alla petrolchimica e ai prodotti sintetici. In un'epoca in cui la chimica sta vivendo un boom industriale senza precedenti, la pubblicazione del libro della giornalista tedesca Rita Stiens nel 2001 (La verità sui cosmetici), seguita nel 2006 dalla messa in onda su France 2 di un episodio di Envoyé spécial, ha portato alla ribalta i primi scandali nel settore dei cosmetici. I parabeni, solo per citarne alcuni, sono stati associati a casi di cancro al seno in uno studio di Philipa Varbre (pubblicato nel Journal of Applied Toxicology nel gennaio 2004). Gli eteri di glicole, i siliconi, i PEG o ancora il fenossietanolo fanno parte degli accusati che diventano improvvisamente indesiderabili. È in questo contesto di paura che le piante medicinali e le ricette botaniche di un tempo, ritenute più sicure per la salute, ritrovano poco a poco il loro fascino agli occhi dei consumatori.
Il regolamento REACH e la sicurezza dell'uso dei cosmetici in Europa
A differenza degli Stati Uniti, dove le derive industriali hanno preparato il terreno alla bellezza pulita, l'Europa regola rigorosamente la produzione di cosmetici sul proprio territorio. Oltre a dipendere dal regolamento (CE) n. 1223/2009 relativo ai prodotti cosmetici, quest'ultima rientra anche nel campo di applicazione del REACH. Acronimo di Registration, Evaluation, Authorisation, Restriction of Chemicals, questo regolamento adottato nel 2006 mira a valutare e gestire meglio i rischi associati all'uso di sostanze chimiche. Per quanto riguarda gli ingredienti che non rientrano nel REACH, essi sono sotto la responsabilità delle aziende. In altre parole, i prodotti devono dimostrare la loro innocuità per poter essere immessi e mantenuti sul mercato. Questa legislazione si applica a tutti i cosmetici, siano essi naturali, certificati biologici o provenienti da canali più convenzionali. Pur non essendo infallibile, contribuisce in larga misura a inquadrare i rischi tossicologici associati all'uso dei prodotti cosmetici.
Tossicologia e cosmetovigilanza: permane una parte di incertezza
Questo terreno normativo, sebbene rigoroso, rimane puramente amministrativo. G.E. Pierrard sottolinea che "tutto ciò che non è contemplato da questi allegati [del regolamento generale] è libero di essere utilizzato in un cosmetico, pur rimanendo sotto la responsabilità del produttore" (1). Questo sistema di sorveglianza è chiamato cosmetovigilanza. D'altra parte, rimane sempre una certa incertezza quando si sceglie di applicare un cosmetico sulla pelle, naturale o meno. Come ricorda l'esperto di tossicologia molecolare Jacques Leclaire (2), la previsione della tossicità sistemica o cronica (legata all'esposizione ripetuta a una determinata sostanza) rimane una sfida importante a livello di tutto il settore. Infine, esistono naturalmente effetti indesiderati che dipendono dalle reazioni individuali, come alcune allergie o intolleranze.










