La prima definizione precisa di neurocosmetico fu proposta dal Prof. Laurent Misery nel 2000, che lo descrisse come un «prodotto applicato sulla pelle che non viene assorbito e che esercita un'attività sul sistema nervoso cutaneo o, in generale, ha effetti sui mediatori cutanei». Questa definizione è molto chiara: la neurocosmesi si basa sull’utilizzo di ingredienti capaci di interagire con il sistema nervoso della pelle, e non con il cervello. L’associazione “pelle–cervello” è dunque fuorviante quando si parla di neurocosmetici, perché la loro azione si limita allo strato cutaneo, senza effetti sul sistema nervoso centrale. Per esempio, esistono molecole in grado di stimolare la sintesi di endorfine – definite anche “molecole del buonumore”. Tuttavia, queste endorfine restano a livello cutaneo: non influenzano l’umore, ma contribuiscono al miglioramento dei processi rigenerativi della pelle, motivo per cui trovano applicazione nei prodotti antiage. Allo stesso modo, alcune sostanze sono in grado di regolare il rilascio di cortisolo cutaneo: riducono gli effetti degenerativi dello stress cronico sulla pelle e contrastano l’invecchiamento precoce. Anche in questo caso, però, non agiscono sullo stress a livello centrale, ma esclusivamente sulla cute.
Da sapere: il tema della neurocosmesi è delicato e spesso fonte di confusione. È frequente, ad esempio, vedere associati ai cosiddetti “neuro-ingredienti” effetti legati alle emozioni o all’umore, ma questo è un errore concettuale. Definire un cosmetico contenente attivi in grado di stimolare la produzione di endorfine cutanee come un “cosmetico della felicità” è fuorviante e rischia di oltrepassare il confine tra cosmetico e farmaco. Oltre a ciò è importante anche distinguere la neurocosmesi dalla cosmesi sensoriale: quest’ultima si basa sulla stimolazione dei sensi attraverso il cosmetico – in particolare olfatto e tatto – per indurre un effetto benefico sull’umore. Le sensazioni cutanee piacevoli provocate da una texture morbida o da una fragranza rilassante (aromaterapia) non vanno confuse con i meccanismi neurocutanei su cui agisce la neurocosmesi vera e propria.





