Le zecche sono parassiti appartenenti alla classe degli Arachnida. Si nutrono del sangue dei loro ospiti, che siano animali o esseri umani. Tra le circa 850 specie conosciute, solo una minoranza (circa il 10%) è di rilevanza medica per l’uomo.
Le zecche dure (Ixodidae): hanno uno scudo dorsale protettivo. Dopo essersi attaccate alla pelle, si rimpinzano di sangue per diversi giorni prima di staccarsi.
Le zecche molli (Argasidae): prive di scudo, parassitano soprattutto gli uccelli e in genere non sono pericolose per l’uomo.
Per nutrirsi, la zecca si aggancia saldamente alla pelle grazie a un apparato boccale dentellato. Questo a volte rende difficile la rimozione e spiega perché possano rimanere dei frammenti nella pelle dopo averla tolta. Anche le larve delle zecche, sebbene molto piccole, possono provocare reazioni cutanee, poiché anch’esse si nutrono di sangue. Di solito pungono in gruppo, causando la comparsa di diversi piccoli ponfi raggruppati nella stessa zona.
In quali situazioni entriamo in contatto con le zecche?
Le zecche vivono soprattutto in zone umide e ricche di vegetazione, come foreste, prati, parchi o giardini, dove aspettano il passaggio di un ospite. Si attaccano sia agli animali selvatici (roditori, cervidi, uccelli) che agli animali domestici (cani, gatti, cavalli, bovini), oltre che alle persone. L’esposizione avviene di solito durante attività all’aria aperta come le escursioni, il giardinaggio o un picnic, ma anche semplicemente entrando in contatto con un animale infestato. Le zecche si attaccano alla pelle grazie alle loro parti boccali seghettate e iniziano a nutrirsi di sangue, potendo così trasmettere vari agenti patogeni.










