La celidonia, o Chelidonium majus, detta anche Celidonia maggiore o Grande Celidonia, è una pianta erbacea della famiglia delle Papaveracee, come il Papavero. Deve il suo nome latino chelidonium alla rondine, poiché la sua fioritura coincide con l’arrivo di questi uccelli migratori, mentre il suo appassimento segna la loro partenza. Ecco perché è anche soprannominata «Erba della rondine». Fin dall’antichità, la celidonia è avvolta da leggende e superstizioni. Una delle più famose, riportata da Plinio il Vecchio, sostiene che questa pianta avesse il potere di «restituire la vista ai ciechi», da cui derivano i suoi altri nomi «Grande Éclaire» o «Erba di San Chiara», in riferimento alla sua presunta capacità di «chiarire la vista». È stata anche associata alla magia nera con il nome di «latte delle streghe», poiché il suo lattice era noto per le sue proprietà magiche. Nel Medioevo, i medici che seguivano la «teoria delle firme» vedevano nel colore giallo-arancio del lattice della celidonia un rimedio per i disturbi epatici e biliari.
Originaria dell’Eurasia, la celidonia si è diffusa nelle zone temperate, dove è diventata una pianta perenne comune, che di solito raggiunge un’altezza compresa tra 50 cm e 1 m. Spesso forma ciuffi e possiede un rizoma spesso. I suoi steli cilindrici, a volte pelosi, secernono un lattice giallo-arancio quando vengono tagliati. Le sue foglie caduche, morbide e profondamente incise, ricordano quelle della quercia. La fioritura, che va da aprile a ottobre, produce fiori gialli di circa 2 cm di diametro, riuniti in ombrelle. Questi fiori ermafroditi, con i loro quattro petali lucidi disposti a croce, si trasformano in capsule lineari dopo la fecondazione, contenenti piccoli semi neri che le formiche spargono. La celidonia cresce spesso lungo i sentieri, nelle fessure dei muri o dei marciapiedi delle città, così come nelle zone incolte. Preferisce i terreni calcarei e i luoghi semiombreggiati, ed è abbastanza resistente da sopportare temperature che scendono fino a -17 °C.




