Il peso delle notizie

Ogni mattina veniamo travolti da una valanga di notizie: guerre, ingiustizie, tirannie, catastrofi climatiche. Così beviamo il nostro caffè brontolando contro queste notizie cupe, poi riprendiamo la nostra giornata come se nulla fosse. Perché bisogna farlo. In metropolitana incrocio volti cupi, assorti alla luce blu dei loro schermi. Qualche ribelle resiste, con un libro in mano.


Gli anni passano e con essi si rafforza l’impressione che tutto stia peggiorando. A che serve crederci? Tanto vale rassegnarsi e non aspettarsi più nulla, no? L’ottimismo è nel migliore dei casi un lusso, nel peggiore un’ingenuità, mentre il cinismo è così allettante ma, soprattutto, così facile da adottare. Vedi, il cinismo è proprio questo: una risposta logica, un’armatura che annienta la speranza, certo, ma che ha il pregio di proteggerci dalla delusione. Ci scivoliamo dentro pian piano, con le braccia e il cuore penzoloni, senza nemmeno accorgercene. Già presente nei nostri discorsi, nei media e nelle nostre interazioni, il cinismo ci rinchiude in una visione disillusa del mondo. Ma è davvero una posizione di lucidità?

Tra l’illusione della chiaroveggenza e la trappola mentale



Il cinismo nasce nell’antica Grecia con Diogene di Sinope, che denunciava l’ipocrisia sociale e predicava una vita in rottura con le convenzioni. Diogene, personaggio affascinante della storia, viveva in una botte (o in una giara, nessuno lo sa con certezza) e andava in giro in pieno giorno con una lanterna dicendo: “Sto cercando un essere umano”, denunciando così la falsità delle persone. Quando Alessandro Magno gli chiese cosa desiderasse, lui rispose: «Togliti dal mio sole», mostrando così il suo profondo disprezzo per il potere. Il cinismo contemporaneo, influenzato da Nietzsche, è più radicale. Non si limita più a criticare le norme, ma rifiuta anche l’idea stessa di un ideale possibile o sociale.

Oggi il cinismo è spesso il frutto di esperienze personali segnate dalla delusione, dal tradimento o dall’ingiustizia. Alcuni studi dimostrano che le persone che hanno vissuto ripetuti fallimenti o traumi tendono ad adottare un atteggiamento cinico come meccanismo di difesa. Si tratta quindi di un modo per evitare il dolore di una nuova disillusione: “Se non mi aspetto nulla dagli altri, non posso rimanere deluso». Il cinismo può del resto iniziare già dall’infanzia: quando un bambino cresce in un ambiente in cui la diffidenza è onnipresente, dove le promesse vengono raramente mantenute e dove la vulnerabilità è vista come una debolezza, impara a guardare il mondo con sospetto.


Il cinismo moderno si manifesta con una sfiducia assoluta verso le intenzioni umane. Si traduce in opinioni nette e sprezzanti come: “Ma chi se ne frega dell’ambiente! Non devo niente alle generazioni future!”, “Le donne? Ma smettiamola di far loro credere che siano capaci di dirigere qualcosa! Il loro posto è a casa, e le più intelligenti tra loro lo riconoscono!” o ancora “Se la verità pagasse quanto la menzogna, la difenderemmo più spesso.” Rifiutando ogni discussione, i cinici si avvolgono in un’aria di superiorità intellettuale, convinti che non si faranno mai più ingannare. Ma questo rifiuto dei legami sociali e degli ideali porta a un vicolo cieco. Non è lucidità, è una sconfitta interiorizzata.


Il cinismo si diffonde come una pandemia, vende idee vuote con l’argomento di vendita più facile del mondo: il sospetto. Diventare cinici significa non avere più davvero fiducia in nulla, significa aver ceduto a ciò che ci inganna. A forza di farlo, ci si allontana dal sensibile, dal sacro, come l’estetica del mondo, e si dà sempre meno importanza al legame che ci permette di formare una società. Semplicemente perché è più facile: ci aggrappiamo alle scorciatoie più rassicuranti, anche se non reggono alla prova del ragionamento.

Il cinismo è un pericolo pubblico

Per fortuna, ci sono un sacco di studi che confermano la mia tesi: il cinismo cronico è collegato a un rischio maggiore di depressione e ansia. Vedendo solo il peggio negli altri e nel mondo, finisci per alimentare una visione negativa di tutto, compresa la vita stessa, il che influisce profondamente sul tuo benessere mentale. Aumenta il rischio di malattie cardiovascolari a causa dello stress costante. Quando ti aspetti sempre che qualcuno ti inganni o che qualcosa vada storto, il tuo corpo reagisce come se fosse in uno stato di pericolo permanente. Una persona cinica sviluppa un’eccessiva diffidenza verso gli altri e questo riduce e impoverisce notevolmente la qualità delle sue relazioni e la sua capacità di stringere legami profondi. In ambito aziendale, il cinismo è addirittura associato a un calo della motivazione e delle prestazioni professionali. Isola, preclude opportunità e ti intrappola in un circolo vizioso di amarezza e aspettativa del peggio.

Ironia della sorte, il cinismo è spesso proprio la reazione che si aspettano le persone malintenzionate. I demagoghi, i manipolatori e chi cerca di mantenere il proprio potere sanno che nulla li avvantaggia di più della rassegnazione e della sfiducia diffusa. Più i cittadini sono convinti che tutto sia truccato, meno cercano di impegnarsi non solo nella vita civile, ma ancora meno in un vero cambiamento.


Lo scetticismo, l’alternativa ottimista

Il cinismo ci imprigiona, mentre lo scetticismo ci libera. A differenza dei cinici, che partono dal presupposto che tutte le motivazioni umane siano fondamentalmente corrotte, gli scettici dubitano in modo metodico e razionale. Lo scetticismo consiste nel sospendere il proprio giudizio finché non ci sono prove conclusive che permettano di risolvere una questione.


Ha origine nella filosofia greca antica con Pirrone di Elide, che sosteneva l’epoché, ovvero la sospensione del giudizio. Oggi, lo scetticismo si traduce nella richiesta di prove e in una messa in discussione razionale delle affermazioni. È proprio così che funziona il metodo scientifico. Una persona scettica può quindi essere ottimista riguardo al progresso della conoscenza e alla possibilità di migliorare il mondo grazie alla ragione e alla sperimentazione. Per essere scettici, bisogna essere ottimisti: finché si cerca il progresso, si crede ancora nel futuro.

Il contrario del cinismo è il legame

Il cinismo ti rinchiude in una visione negativa del mondo, mentre il legame con gli altri è proprio ciò che ti permette di uscirne. Il contrario del cinismo è il legame. La resilienza, cioè quella capacità di riprenderti dopo le difficoltà, non si costruisce mai da soli, ma attraverso la condivisione e il sostegno. Le ricerche in psicologia dimostrano che chi ha una solida rete sociale è più protetto dalla depressione e dallo stress. Quando interagiamo con il mondo, ci rendiamo conto che le donne e gli uomini che lo popolano non sono sempre inganni e manipolazioni. Spesso sono molto più benevoli di quanto crediamo. 

Di fronte a un mondo incerto, abbiamo due scelte: cedere al cinismo, che ci rinchiude nell’amarezza e nell’inazione, oppure adottare un realismo impegnato, che rifiuta il fatalismo e cerca di capire per agire meglio. Ci vuole coraggio per uscire dalle nostre illusioni: uno sguardo cinico non cambia nulla, mentre uno sguardo pieno di speranza può trasformare tutto.

Ti auguro tanto scetticismo quanto ottimismo.


Cordialmente,

Inès Leonarduzzi.



Inès Leonarduzzi è una socio-ambientalista. Qualche anno fa ha fondato una ONG che difende e promuove un digitale meno energivoro e più rispettoso del nostro cervello. È autrice del saggio *Riparare il futuro* (Ed. Observatoire, 2021) e tiene conferenze in Francia e all’estero su vari temi, dall’ambiente alla cultura, passando per i nostri nuovi modi di vivere (insieme). A volte le capita anche di scrivere poesie. Ogni mese, per tutto il 2025, ti propone di ritrovarti su Aroma-Zone.com per parlare del tema della gioia, così da esplorare insieme le possibilità per una vita quotidiana che, nonostante le sue incognite, valga la pena di essere vissuta.